Praga 1968, mostra fotografica.

In occasione del cinquantesimo anniversario della “Primavera di Praga”, attraverso la collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura a Praga, il Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia e il CRAF di Spilimbergo (Pn), verrà presentata in una prima tappa a Manzano e quindi in Repubblica Ceca (alla Cappella Barocca dell’Istituto a Praga e poi al Museo Nazionale di Fotografia di Jindřichův Hradec), la mostra Praga 1968 che presenta gli avvenimenti di quell’anno in oltre 100 scatti realizzati dal fotografo ceco Pavel Sticha, dallo svedese Sune Jonsson e dagli italiani Carlo Leidi e Alfonso Modonesi (questi ultimi documentarono l’autunno del 1968) i cui lavori sono conservati negli archivi del CRAF.

La fase di liberalizzazione politica nella Cecoslovacchia sottoposta all’influenza e al dominio dell’Unione Sovietica, sfiorì rapidamente con l’invasione del 20 agosto 1968 e nel plumbeo autunno della “normalizzazione” che segnò il Paese per molti anni ancora.

Una breve parentesi, quella iniziata nel gennaio 1968, quando il riformista Alexander Dubček salì al potere, e proseguita fino all’ agosto dello stesso anno quando un corpo di spedizione sovietico e di truppe del Patto di Varsavia invase il Paese e stroncò le riforme in corso.

Un arco temporale relativamente breve che tuttavia ebbe una rilevanza politica globale se si pensa all’impatto che l’esperimento di “riformare” il sistema inserendovi elementi di democrazia, di liberalismo e di libertà di stampa e di critica esercitò nell’intera Europa dell’Est e in tutto il Continente.

Pavel Sticha prima di abbandonare la Cecoslovacchia era fotografo del quotidiano “Svoboda”. A lui si deve un significativo contributo di immagini sulla “Primavera”, che inquadrano molti dei protagonisti di quegli eventi: il Presidente Ludvík Svoboda,  Alexander Dubček, František Kriegel, Josef Plojhar e persino Gustáv Husák in due eventi fondamentali della storia di quell’anno, la nomina di Dubček a Segreterio del Partito Comunista Cecoslovacco nel febbraio 1968 e il corteo del 1 maggio dello stesso anno.

La mostra documenta anche il lavoro dello svedese Sune Jonsson che documentò le giornate dell’agosto di quell’anno. Jonsson, assieme al giornalista Dag Lindberg, era a Praga per conto della rivista “VI” per realizzare un servizio sull’assedio di Praga del 1648, ultimo evento bellico della Guerra dei trent’anni, quando una colonna svedese fu inviata alla conquista del Hradčany. I due erano arrivati per documentare e “ricostruire” l’Assedio di Praga di quattro secoli prima, assistettero invece all’invasione delle truppe del Patto di Varsavia il 21 agosto, un altro assedio!

Carlo Leidi e Alfonso Modonesi nel 1968 documentarono gli avvenimenti dei mesi autunnali fotografando anche i reparti di produzione della ČKD, allora la più grande azienda praghese, ove si era riunito clandestinamente il congresso del Partito Comunista dopo l’invasione. Eloquenti le loro immagini dei muri e i balconi di Praga ove con graffiante ironia comparivano scritte contro l’invasione e a sostegno della “Primavera”.

Tra le immagini più significative quelle scattate nella piazza di Hradčany (il Castello che sovrasta la città), la mattina del 28 ottobre 1968, o ancora quelle dei cittadini che deponevano fiori e lumi ai piedi della statua di San Venceslao e infine la tomba di Jan Palach fotografata nel marzo 1970.

 

Presentazione del Direttore dell’IIC di Praga, Giovanni Sciola.

Nel ventaglio ampio delle iniziative che l’Istituto Italiano di Cultura ha realizzato negli ultimi anni questa, una mostra fotografica ed il catalogo “Praga 1968”, ha per noi e per me personalmente un valore aggiunto ed un significato peculiare e profondo.

L’esposizione si colloca con un suo autonomo profilo nell’ambito delle celebrazioni che nel 2018 la Repubblica Ceca dedica al centenario della nascita della Cecoslovacchia e contemporaneamente ad un anniversario doloroso ma per tanti versi cruciale e significativo nella storia europea e mondiale del ‘900 quale quello del cinquantesimo della “Primavera di Praga” e della sua brutale repressione.  Il progetto non sarebbe stato realizzato senza la collaborazione e il supporto dell’Ambasciata d‘Italia a Praga, del CRAF (Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia) di Spilimbergo (Pn) e del Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia che intendo qui ringraziare per la sensibilità, l’attenzione e la disponibilità.

La “Primavera”, in ceco “pražské jaro”, è stata una fase di liberalizzazione politica avvenuta in Cecoslovacchia durante il periodo in cui essa era sottoposta all’influenza e al dominio dell’Unione Sovietica.

Tutto sommato, dal punto di vista dell’arco temporale, una breve parentesi iniziata nel gennaio 1968, quando il riformista Alexander Dubček salì al potere, e proseguita fino alla notte del 20 agosto dello stesso anno quando un corpo di spedizione sovietico e di truppe del Patto di Varsavia invase il Paese e stroncò le riforme in corso.  Un arco temporale relativamente breve che tuttavia ebbe una rilevanza politica di livello globale se si pensa all’impatto che l’esperimento di “riformare” il sistema inserendovi elementi di democrazia, di liberalismo e di libertà di stampa e di critica esercitò nell’intera Europa dell’Est e in tutto il Continente. Nel tempo l’onda lunga della repressione sovietica (poi sarebbero arrivati la crisi in Polonia, l’intervento in Afghanistan e l’impasse strutturale del modello dirigista) aggravò i processi in corso. L’esito finale fu la dissoluzione di molti dei partiti marxisti venti anni dopo, la caduta del Muro di Berlino e il collasso dell’Imperium.

Le immagini della mostra testimoniano la realtà della Cecoslovacchia di allora e la fine delle speranze e degli aneliti di un “socialismo dal volto umano” che avevano animato la stagione appassionante della “Primavera”. Una straordinaria ricerca fotografica nella quale giocano un ruolo specifico le opere di due fotografi italiani, Carlo Leidi e Alfonso Modonesi, che vennero nella capitale boema nell’autunno del 1968. Attraverso i loro scatti – un bianco/nero netto ed espressivo della realtà che documentavano – si legge ancor oggi la suggestione di un progetto politico duramente stroncato e contemporaneamente molto di più: volti di uomini e di donne, fabbriche con operai al lavoro; sparute scritte “W Dubček” non ancora cancellate o appunto cancellate e riapparse; sguardi degli anonimi cittadini che furono i protagonisti di quella stagione politica e umana nella quale tante speranze e aspettative erano state riposte e, ancora, alcune immagini uniche delle celebrazioni in Castello dell’indipendenza del 1918 di fatto nuovamente e drammaticamente perduta.

Una scritta su tutte, ‘apparsa’ allora sui muri della capitale, benché qui non documentata, segna emblematicamente lo spirito di chi visse quel tempo intenso. La grafia veloce di un anonimo cittadino della Praga dell’autunno-inverno 1968, ormai segnata dalla plumbea coltre della normalizzazione sovietica, ci ha lasciato questo monito:

“Quello che non potremo scrivere sui giornali, lo scriveremo sui muri. / Quello che non potremo scrivere sui muri non smetteremo di pensarlo”.

Forse queste poche parole nel loro valore emblematico meglio e più di una ulteriore analisi storica indicano il senso profondo (e valido anche per noi oggi) di quelle vicende apparentemente lontane ma iscritte in un passato che non è del tutto trascorso nonostante siano passati cinquant’anni.

 

La mostra sarà visitabile dal 20.04 al 10.06.2018 presso la Cappella Barocca dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga.