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Guglielma “La Boema“ e la Milano medievale

vilemina_z_milanaGuglielma rappresenta uno dei misteri della storia ceca. Quando il 24 agosto 1281 morì nella parrocchia della chiesa di San Pietro, non lontano dal Duomo di Milano, nessuno si aspettava quello che sarebbe accaduto. Dopo il corteo funebre, quando le sue spoglie furono portate nell’abbazia cistercense di Chiaravalle, in città il numero dei suoi seguaci crebbe anche tra le famiglie milanesi più importanti. Il culto di Guglielma, però, terminò per volere dell’ Inquisizione. Durante il processo venne fuori per la prima volta una testimonianza secondo la quale Guglielmina sarebbe stata un membro della dinastia dei Přemyslidi; forse la sorella più anziana di Agnese di Boemia.

Quando il testimone principale del processo dell‘Inquisizione: Andrea Sarmanita, nell’estate del 1300 dichiarò a Milano che di Guglielma si diceva che suo padre fosse il re ceco e la madre fosse invece Costanza d’Ungheria, per il giudice, questa, non costituì un’informazione importante. L’Inquisizione era invece interessata soprattutto alla storia dell’origine del culto di Guglielma e della sua pratica. „Le uniche informazioni esistenti su Guglielma, che dal diciassettesimo secolo viene denominata Guglielma di Boemia, ci arrivano da questo processo dell’Inquisizione. Il notaio registrò le deposizioni dei testimoni e il manoscritto oggi è archiviato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano. L’origine di Guglielma viene citata complessivamente tre volte nel protocollo, compresa l’informazione sul viaggio in Boemia dopo la sua morte“, spiega la professoressa dell’Università di Milano Marina Benedetti che ha tradotto tutto il protocollo dal latino e che ha dedicato a Guglielma uno studio scientifico dal titolo: “Io non sono Dio”

In viaggio nella Lombardia medievale

10377-VilelmGuglielma si trovò tra gli ambienti religiosi della metropoli lombarda, insieme al figlio, intorno all’anno 1260 e abitò in tre posti diversi, l’ultima volta presso la chiesa parrocchiale di San Pietro nel centro di Milano. Oggi non esistono più né la casa né la chiesa. Divenne celebre grazie alle sue attenzioni verso i poveri e i malati; si dice che avesse capacità taumaturgiche miracolose. È possibile che una presunta principessa dei Premyslidi potesse trasferirsi in un luogo così lontano nella seconda metà del XIII secolo? Il professor Josef Žemlička, nutre forti dubbi in merito. Di solito i membri di una famiglia reale si muovevano accompagnati e i loro viaggi erano noti. Il premyslide Ottacaro I fu sposato ufficialmente due volte e dal secondo matrimonio con Costanza d’Ungheria nacquero due figli, tra cui anche la più giovane: Agnese di Boemia. A differenza degli eredi maschi, delle donne e delle figlie ne sappiamo molto poco e il „volubile“ re Premysl non si comportava molto bene con i membri più stretti della sua famiglia. Addirittura ripudiò la sua prima moglie Adleta di Meissen e dichiarò illegittimi quattro dei figli nati da questo matrimonio.

Una delle ipotesi relative all’origine di Guglielmina è che poteva anche essere stata cacciata da un qualche convento dopo aver messo al mondo un figlio illegittimo. Ma allo stesso modo poteva trattarsi di una semplice truffa, quella donna poteva utilizzare intelligentemente le informazioni di cui era venuta a conoscenza durante i suoi viaggi attraverso la Carinzia dove Judita, una delle figlie di Premysl e di Costanza, venne data in sposa al duca di Carinzia Bernard.“, spiega il professor Žemlička. Purtroppo da parte ceca manca qualsiasi informazione circa l’origine di Guglielma e anche il suo nome è del tutto atipico per la dinastia dei Premyslidi.

La congregazione dei Guglielmiti

Indipendentemente da dove Guglielma sia arrivata a Milano è certo che si doveva trattare di una personalità straordinaria che secondo i testimoni doveva essere l’incarnazione dello Spirito Santo. I seguaci andavano in pellegrinaggio presso la sua tomba nell’ abbazia di Chiaravalle, e i membri della congregazione vi celebravano messe.  Si accendevano candele e nelle case private si celebravano delle feste in onore di sua „santità“. Tra i membri della congregazione più fedeli c’erano i già citati Andrea Saramita e Mainfreda da Pirovano, una parente della famiglia governante di Milano, i Visconti. Secondo il tribunale dell’Inquisizione la colpa più grave dell’allora eresia femminile era la celebrazione della messa e il conferimento dell’eucarestia sacra da parte di una “pretessa”, nel nostro caso Mainfreda, cosa che, secondo il dogma ecclesiale, era di pertinenza esclusiva degli uomini. Entrambi i principali testimoni del processo, Andrea e Mainfreda insieme ad altri, vennero alla fine dichiarati eretici e mandati al rogo. Per impedire il culto di Guglielma i suoi resti vennero bruciati e la sua tomba distrutta.

Oggi l’abbazia di Chiaravalle fa parte del comune di Milano ed è possibile arrivarci senza problemi con i trasporti pubblici. È un esempio splendido di architettura gotica con elementi romanici, ma il cimitero adiacente all’abbazia non è accessibile al pubblico. Per via della memoria di Guglielma il banchiere italiano Raffaele Mattioli, mecenate, si è fatto seppellire nel cimitero del convento.

            Il tredicesimo secolo fu ricco di tentativi di riforma, il coinvolgimento soprattutto delle donne nobili nella vita ecclesiastica portò in molti ordini ad un rinnovamento della Chiesa. Tra l’eresia e la santità la frontiera è molto labile e in molti casi bastava poco perché i santi e le sante oggi venerati diventassero invece degli eretici o delle eretiche da mandare al rogo.  Nel medioevo nacque anche una delle leggende diffuse in Lombardia e nei dintorni secondo la quale il riformatore della chiesa sarebbe arrivato dalla Boemia. Ma non si diceva se a fare ciò sarebbe stata una donna o un uomo. Secoli dopo la leggenda aveva acquisito dimensioni reali nella personalità del maestro Jan Hus. Purtroppo, finora, non si è riusciti a dimostrare in modo definitivo se questi ebbe un predecessore femminile.

Michaela Krčmová, Český rozhlas

L’articolo è stato pubblicato anche nel settimale Týdeník Rozhlas n. 51/2012

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