Perché Facebook ci vuole portare nella realtà virtuale

Facebook Spaces, la realtà virtuale di Facebook

Durante il Facebook F8 di Aprile 2017, tra le tante novità Mark Zuckerberg ha lanciato, per ora in beta, la nuova applicazione Facebook Spaces.

Facebook Spaces, a virtual reality app version of Facebook for the Facebook-owned Oculus VR goggles. In a virtual and shared space, users can access a curated selection of 360-degree photos and videos using their avatar. Users can also access their own photos and videos, and any media shared on their Facebook newsfeed. The beta app is currently available in the Oculus Store.

Nel caso tu non ne abbia ancora idea di cosa stiamo parlando, il seguente video può soddisfare la tua curiosità.

Emozioni contrastanti e futuri in parallelo

Parlandone con i miei coetanei, gente nata a cavallo tra la Generazione X e la Millennial Generation, noto che nessuno ha una reazione pienamente fiduciosa o totalmente negativa. Percepisco, praticamente in chiunque abbia visto il video qui su proposto, un misto di entusiasmo e paura, che è proprio ciò che mi fa pensare che Zuckie & co. ci stanno davvero portando nel futuro.

Cosa entusiasma?

Ciò che entusiasma è la possibilità di andare oltre i limiti della videochiamata. La videochiamata è oggettivamente uno strumento eccezionale, sia per chi ha la necessità di comunicare con i cari che sono lontani (provate a levare la videochiamata a uno dei tantissimi italiani emigrati negli ultimi 10 anni), sia per chi ha impostato il proprio modello di business sulla collaborazione in remoto (tipo il sottoscritto). Ciononostante, la videochiamata ci dà in qualche modo la sensazione di comunicare attraverso le sbarre, dietro un muro di forza banalmente definito schermo.

La comunicazione interpretata da Facebook Spaces dà la percezione di un incontro in un luogo che, seppur illusione, è il giusto compromesso tra umano e virtuale; un luogo che se scelto con cura potrebbe rendere la conversazione anche più efficace che nella realtà.
Per esempio, se incontrassi un potenziale cliente in Facebook Spaces, mi piacerebbe incontrarlo in un deserto silenzioso e costantemente modificato dal vento; se incontrassi la mia fidanzata lontana, probabilmente sceglierei un giardino giapponese in primavera.
Anche la condivisione dei media, come foto e video, sembra molto più semplice e umana del classico tasto condividi file o dell’invio di un link.

Personalmente non mi piacerà interagire nei panni di un pupazzo della Wii, ma immagino che altri possa invece essere un punto a favore.

Cosa spaventa?

Quel che spaventa è la possibilità di amplificare lo sdoppiamento che è già in corso nelle nostre vite. È innegabile che i Social Network, e soprattutto Facebook, abbiano nel bene e nel male generato una vita parallela, in cui ci si scambia informazioni, si discute, si flirta, si condividono momenti importanti, si comunica alla velocità della luce. Questa realtà digitale sta già rapidamente invadendo e rosicchiando tempo alla nostra realtà umana. In altre parole, non è insensato dire che siamo già un po’ meno umani. Cosa potrebbe accadere quando la realtà digitale potenziata dalla realtà virtuale sarà alla portata di tutti? Se tanti di noi già oggi appena si svegliano aprono Facebook, cosa faranno tra qualche anno? Una capatina nel villaggio virtuale preferito? Quanto tempo resterà per la nostra vita vera? Quale delle due sarà la nostra vita vera?

Oltre i risvolti filosofici, i fini commerciali di Facebook

A prescindere dai possibili scenari futuri, quali potrebbero essere le ragioni che hanno spinto Facebook a investire così tanto nella realtà virtuale? Ho una mia teoria molto semplice (perciò plausibile) in merito.

Facebook non è certamente un ente benefico, nonostante Zuckerberg mostri in pubblico un approccio squisitamente filantropico. Facebook è un’azienda e, sin da quando nell’aprile 2006 assunse il matematico Jeff Hammerbach per assegnargli il compito di raccogliere ed elaborare i dati degli utenti al fine di offrire annunci pubblicitari mirati, è stato chiaro che la vendita di spazi pubblicitari targettizzati è il suo core-business.

A oggi i post sponsorizzati e gli altri strumenti pubblicitari che Facebook mette a disposizione, vengono visualizzati in maniera abbastanza monotona tramite il sito e le app sugli schermi dei nostri device (computer, tablet, smartphone, ecc) che in ogni caso occupano una porzione limitata del nostro campo visivo. Niente a che vedere, per esempio, con la maestosità psichedelica di Time Square.

Time Square, New York

Come aumentare i formati a disposizione? Come dare maggiore immersione all’esperienza visiva? Come ampliare lo spazio a disposizione della pubblicità e perciò monetizzare ancor di più? La realtà virtuale può essere la risposta.

Immergendo l’utente in un ambiente virtuale, quando i tempi saranno maturi, Facebook potrà ampliare la propria offerta di contenuti sponsorizzati. Immagina annunci, immagini, video, suoni ma anche oggetti tridimensionali che appariranno negli spazi virtuali. Saranno, o sarebbero, innumerevoli Time Square con la potenza della targettizzazione.

Una svolta del genere potrebbe sancire una nuova evoluzione del mondo della pubblicità. Immagina, come nell’esempio del video riportato in questo articolo, di incontrare un amico in un ambiente virtuale di Facebook Spaces in cui hai applicato la foto a 360 gradi della tua nuova casa. L’algoritmo di Facebook, a seconda dei tuoi interessi e preferenze, potrà far apparire una lampada che può piacerti in angolo vuoto dell’ambiente virtuale, e tu potrai acquistarla interagendo virtualmente con l’oggetto. Sei pronta Ikea?

Insomma, quanti spazi pubblicitari in più potrebbe vendere Facebook se Facebook Spaces diventasse di uso quotidiano nelle nostre vite?

In conclusione…

L’avanzata tecnologica di Facebook, che anno dopo anno sta mettendo in ombra colossi della tecnologia come Google, Apple e Microsoft, da un lato ci sta facendo sognare un mondo in cui la tecnologia ci rende sempre più vicini; dall’altro ci sta rendendo sempre più pericolosamente dipendenti dalla tecnologia. Quel che è certo è che Facebook continuerà ad andare in questa direzione finché il fatturato supporterà queste scelte, indipendentemente dal fatto che questa direzione ci stia davvero portando in un mondo migliore.

Un consiglio ai pubblicitari del presente e del futuro: iniziate a pensare in tridimensionale!