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“L’Europa e il futuro dell’esplorazione spaziale”. Intervista all’astronauta ESA Samantha Cristoforetti.

Il 14 settembre 2023, l’Ambasciata d’Italia a Praga ha ospitato nella Cappella barocca dell’Istituto Italiano di Cultura una conferenza dell’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Samantha Cristoforetti, prima italiana nello spazio e prima europea a comandare la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). L’iniziativa, dedicata al futuro dell’Europa nell’ambito dei progetti di esplorazione spaziale, ha voluto mettere in evidenza il ruolo dell’Italia in seno all’ESA in qualità di primo finanziatore del programma di esplorazione umana e robotica nel quadro del programma “Artemis” che punta alla colonizzazione della Luna. L’Ambasciatore Mauro Marsili ha aperto la conferenza sottolineando come il programma di esplorazione spaziale sia un’opportunità unica per valorizzare l’uso di tecnologie e sistemi innovativi, per sostenere gli insediamenti umani in ambienti estremi e per favorire collaborazioni a livello globale, che assicureranno all’Europa e all’Italia la possibilità di partecipare ad una delle più grandi sfide dell’umanità, preservando un ruolo geopolitico ed economico di prestigio. In questo contesto, Samantha Cristoforetti, ha raccontato la propria esperienza di astronauta ESA e delineato i possibili scenari dell’esplorazione umana dello spazio. L’evento, organizzato con il coordinamento dell’Addetto spaziale dell’Ambasciata d’Italia a Praga, Maria Cristina Falvella, è stata anche un’occasione per promuovere un’iniziativa riservata agli studenti delle classi italo-ceche del liceo “Gymnasium Ústavní”  di Praga e del “Gymnasium Gutha Jarkovského”, con una sessione di approfondimento sul contributo dell’Italia agli esperimenti sulla ISS, a cura della Responsabile dell’ufficio Education dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Germana Galoforo, in cui gli studenti hanno avuto anche la possibilità di confrontarsi in un dibattito con l’astronauta Cristoforetti. Nello spirito di favorire un confronto bilaterale sempre più proficuo nel settore spazio, è stata lanciata la Call for Ideas “Fai volare la tua Idea sulla ISS” per gli studenti che potranno inviare nuove idee per esperimenti sulla ISS e partecipare attivamente alle iniziative relative ai programmi di esplorazione promossi dalla Repubblica Ceca.

A conclusione della serata, l’astronauta ESA Samantha Cristoforetti ha accettato di rispondere a qualche nostra domanda

MR. Il mestiere dell’astronauta è sicuramente quello più sognato da ogni bambina e bambino del mondo. Un sogno, però, che si avvera molto di rado. Qual è stata la sua reazione quando è stata selezionata dall’ESA e come ci si prepara a una missione spaziale?

SC. Essere selezionata dall’ESA come astronauta è stato un momento molto emozionante e gratificante. Era un sogno che avevo fin da bambina, quindi realizzarlo è stato straordinario. La preparazione per una missione spaziale richiede un impegno lungo e diversificato. Inizialmente ho seguito un programma di addestramento di base di circa un anno e mezzo e poi, una volta assegnata alla mia prima missione, Futura, ho cominciato un training di quasi tre anni che comprendeva simulazioni, preparazione fisica e studio approfondito di vari aspetti della tecnologia spaziale. Ho imparato a gestire situazioni di emergenza, a eseguire compiti tecnici e scientifici a bordo della Stazione Spaziale e a condurre esperimenti in condizioni di microgravità.  

MR. Qual è stata la cosa più difficile da affrontare durante il suo soggiorno sulla Stazione Spaziale Internazionale dove è stata anche Comandante?

SC. Sicuramente la “passeggiata spaziale” o meglio, l’attività extra-veicolare. Sono state sette ore di attività intensa all’esterno della ISS, con la tuta russa Orlan. Lavorare nella tuta pressurizzata, soprattutto per una persona di piccola taglia come me, è estremamente faticoso dal punto di vista fisico. Bisogna inoltre mantenere la massima concentrazione in ogni momento, perché ogni piccolo errore può costare caro non solo in termini di conseguimento degli obiettivi dell’attività, ma anche dal punto di vista della propria sicurezza e di quella del proprio compagno.

MR. Le agenzie spaziali di tutto il mondo si stanno dirigendo verso la Luna: perché questo ritorno all’esplorazione del nostro satellite naturale e quando è previsto un nuovo allunaggio?

SC. Il ritorno all’esplorazione della Luna è motivato da diversi fattori. Prima di tutto, la Luna offre una piattaforma di test cruciale per lo sviluppo di tecnologie e metodologie necessarie per missioni spaziali più ambiziose, come l’esplorazione di Marte. Inoltre, il nostro satellite naturale contiene importanti risorse, come acqua e minerali, che potrebbero essere sfruttate per supportare futuri sforzi di esplorazione spaziale.

L’interesse per la Luna è cresciuto anche grazie agli sviluppi tecnologici che consentono missioni più sofisticate ed efficienti rispetto a quelle del passato. Ci sono progetti sia da parte di agenzie spaziali governative, come la NASA e l’ESA, sia da parte di organizzazioni private che mirano a realizzare missioni di allunaggio.

In termini di tempistiche, molte agenzie spaziali hanno annunciato piani per missioni lunari nei prossimi anni. Per esempio, il programma Artemis della NASA mira a riportare astronauti e per la prima volta astronaute in orbita intorno alla Luna entro il 2024/2025 con il veicolo spaziale Orion, in uno sforzo congiunto. È proprio per questo programma, infatti, che l’ESA ha sviluppato il Modulo di Servizio Europeo (ESM), il componente che fornisce aria, elettricità e propulsione al veicolo spaziale. Analogamente al motore di un treno che traina le carrozze passeggeri e fornisce energia, il Modulo di Servizio Europeo porterà Orion sulla Luna e si occuperà anche del suo ritorno sulla Terra.

Allo stesso modo, altre agenzie spaziali stanno lavorando a progetti per missioni lunari. Ci sono inoltre due aziende private, SpaceX e Blue Origin, che stanno sviluppando i lander, ovvero i veicoli che permetteranno ad astronauti e astronaute di atterrare sulla superficie della Luna,.

MR. L’esplorazione spaziale è un’impresa costosa, perché le nazioni europee dovrebbero investirvi? Quali benefici sulla Terra possiamo aspettarci da un ritorno sulla Luna o da possibili futuri viaggi su Marte?


SC. Il settore spaziale è strategico in termini di benefici tecnologici e industriali, anche per gli effetti moltiplicatori rispetto ad altri ambiti economici, dall’agricoltura alle assicurazioni, dai trasporti all’energia, senza dimenticare gli aspetti di difesa e sicurezza. L’esplorazione, in particolare, è un settore in cui l’Europa ha fin ad ora avuto ambizioni limitate; basti pensare che non abbiamo la capacità di far volare autonomamente i nostri astronauti, capacità che hanno ormai aziende americane private, oltre che alla Russia, la Cina e, presto, l’India. Rinunciare a sviluppare queste capacità vuol dire, in un certo senso, condannarsi a un ruolo di secondo piano e avere limitata voce in capitolo quando si decideranno gli assetti delle relazioni internazionali nello spazio, vuoi in orbita terrestre, vuoi nello spazio cislunare o sulla superficie della Luna. Credo che l’Europa debba avere l’ambizione di diventare un partner di maggior peso nelle grandi collaborazioni internazionali che permettono l’esplorazione dello spazio. 

MR. Quali sono le sfide che gli astronauti dovranno affrontare in futuro quando si tratterà di esplorare lo spazio profondo o, più alla portata, una missione su Marte?

SC. Le missioni su Marte presentano una serie di sfide significative e complesse. Prima di tutto bisogna considerare la durata che una missione del genere comporta e dunque il lungo isolamento per le astronaute e gli astronauti.  A seconda della tecnologia propulsiva usata, una missione su Marte potrà durare anche diversi anni. Poi ci sono da considerare i pericoli derivanti dalle radiazioni. Nel viaggio verso Marte e durante la permanenza sulla superficie, gli astronauti saranno esposti a livelli significativi di radiazioni provenienti dallo spazio e dal Sole. Questo richiede soluzioni innovative per proteggere gli equipaggio e minimizzare l’esposizione.

Sappiamo inoltre come la microgravità impone diversi effetti sul corpo umano, tra cui la perdita di massa ossea e muscolare, alterazioni cardiovascolari e cambiamenti nell’equilibrio dei fluidi corporei. Sono necessarie soluzioni per mitigare questi effetti, come regimi di esercizio e terapie farmacologiche. Non ultime ci sono poi sfide che riguardano la sostenibilità e l’autonomia. Le missioni su Marte richiederanno un alto grado di autosufficienza. Gli equipaggi dovranno essere in grado di produrre cibo, acqua ed energia sul posto, utilizzando risorse locali o tecnologie avanzate di riciclaggio. Le tecnologie in generale dovranno essere affidabili e resistenti alle condizioni spaziali estreme. La manutenzione e la riparazione delle attrezzature, poi, devono essere possibili anche con risorse limitate.

MR. Gli eventi del passato sono stati di grande ispirazione, come le missioni Apollo. Quale impatto pensa che avranno le nuove missioni umane sulla Luna sulla coscienza collettiva?

SC. Le nuove missioni umane sulla Luna avranno un impatto significativo sulla coscienza collettiva e ispireranno le generazioni presenti e future. Di certo cattureranno l’immaginazione delle persone e stimoleranno l’ambizione di perseguire traguardi straordinari. Questi eventi continueranno a dimostrare che con determinazione e collaborazione, l’umanità può superare limiti apparentemente insormontabili. L’accesso alla Luna offre poi un laboratorio unico per condurre ricerche scientifiche e studiare l’origine e l’evoluzione del nostro sistema solare. Le scoperte fatte durante queste missioni avranno un impatto duraturo sulla nostra comprensione della storia e della natura dell’universo.

MR. Qual è la sua opinione sulla collaborazione internazionale nello spazio?

  Lavorare insieme nello spazio può contribuire a costruire relazioni positive tra paesi, promuovendo la pace e la comprensione reciproca, tutti aspetti che mai come oggi sono di fondamentale importanza. Inoltre, andare nello spazio è un’impresa costosa e complessa. La condivisione delle risorse e degli sforzi tra diverse nazioni permette di dividere i costi e di sfruttare le competenze e le risorse di ciascun partner.

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