
Artista di dimensione internazionale, Enrico Prampolini (Modena 1894 – Roma 1956) ha vissuto l’avanguardia come tensione verso un rinnovamento totale dei linguaggi dell’arte. Lunga e complessa la sua vicenda creativa, noto il suo impegno come artista militante in seno all’avanguardia europea, da Parigi a Praga, da Berlino a Ginevra. Le ricerche di Prampolini, costantemente sorrette dalla parola innovatrice dei suoi manifesti teorici, corrispondono al ruolo da lui svolto per realizzare l’utopia concreta che era a monte del futurismo: reintrodurre l’Italia nel contesto della modernità internazionale.
Nel 1913, alla Havel Gallery del Mozarteum, Ardengo Soffici esponeva a Praga con il Gruppo degli Artisti
Al 1921 risalgono i primi interventi di natura decorativa per ambienti pubblici, in particolare i quattro pannelli per il ristorante “Macacek” di Praga. Nello stesso anno metterà in scena una delle sue pantomime al Teatro Svandovo della capitale Cecoslovacca. L’anno successivo sarà di scena al Teatro Nazionale, mentre nel 1923 crea scene e costumi per il Tamburo di fuoco di Marinetti, che sarà rappresentato sempre al Teatro Nazionale.
Durante il soggiorno a Praga, incontrò il Costruttivismo, dal quale sarà attratto soprattutto dal punto vista formale, tecnico e produttivo: ovvero dal modo di operare un’astrazione del dato reale attraverso la sintesi geometrica delle forme.
Diventato una importante cerniera di contatto fra l’arte ceca e quella italiana, Prampolini divenne corrispondente estero per le riviste “Disk” e “Horizont”. Notizie relative all’arte moderna italiana erano riportate dalle riviste ceche “Veraikon”, “Pàsmo”, “Red”, “Host”, mentre la rivista “Noi”, a sua volta, pubblicava l’opera di artisti come Kroha e Feuerstein.
Marisa Milella
