Un caffè con lo psicologo, n.2. “Quando il dolore diventa il nostro compagno di viaggio”.

Affrontare il dolore quando diventa una presenza invisibile e costante

Il dolore è un’esperienza emozionale, fisica e sensoriale spiacevole associata ad un danno tissutale o non, che è o sta entrando in atto, è potenziale o percepito (descritto) in termini di danno fisico ed emotivo, secondo una definizione dell’International Association for the Study of Pain. L’esperienza del dolore è necessaria alla sopravvivenza della specie: è un comportamento, un’esperienza personale e vitale che ci obbliga a esprimerlo e gestirlo, e quindi a mobilitare le nostre risorse psichiche, neuronali, umorali e relazionali. Si può dire che il dolore è: un evento positivo ai fini dell’integrità personale, 
un’esperienza soggettiva, suscitata da stimoli dolorosi conseguenti a lesioni per 
effetto di traumi, lutti o malattie che si accompagna a risposte fisiche, psicologiche, emotive e comportamentali. Inoltre lo stress psichico accompagna le sensazioni di dolore e può esserne anche la causa o può modularne l’intensità. Fare esperienza del dolore può avere delle conseguenze, tra le quali: la modifica di aspetti della propria personalità, obbliga a strutturare un adattamento a un nuovo stile di vita, influisce nel compromettere la qualità della vita, genera dei mutamenti nelle relazioni, può provocare un’ inabilità lavorativa, può determinare la modifica forzata dei propri interessi. Una delle grandi vittorie dell’uomo può essere considerata la sconfitta del dolore,  in questo caso credo che non si tratti di una vittoria molto positiva perché il dolore ha la sua funzione che è quella di dare un segnale di allarme. Il dolore invia un messaggio al cervello e questo lo passa al corpo che segnala che c’è qualcosa che non va, per cui a volte è bene sentire dolore e al contrario sarebbe molto peggio non sentirlo.

Quando il dolore diventa un compagno invisibile è costante che interferisce anche con le più banali attività quotidiane diventa un limite pesante da gestire ma occorre sapere che prima di pensare a come gestire il proprio dolore con la sua valenza fisica e emotiva, bisogna conoscerlo, riconoscerlo, accoglierlo, accettarlo, sentirlo come un compagno di viaggio con il quale fare un pezzo di strada insieme, attraversalo e infine gestirlo cercando e trovando o facendoci aiutare a trovare dei rimedi che lo allevino e lo alleggeriscano.

Come si fa allora ad accogliere il dolore che è un esperienza così forte da far male al corpo e all’anima? Parlandone, si parlare del nostro dolore aumenta la nostra consapevolezza e anche la nostra tolleranza. L’ascolto, si c’è un forte bisogno di essere ascoltati ciò permette di condividere le nostre sensazioni, emozioni e non per trovare soluzioni immediate ma perché se c’è qualcuno che ci ascolta significa che ci sta vicino con la sua presenza e ci sostiene e è lì vicino solo per noi. Evitare di fuggire e parlare con persone che possano accogliere le nostre parole e comportamenti ciò darà senso al nostro dolore e permetterà di far emergere quelle emozioni collegate ad esso (paura, ansia, tristezza, rabbia, delusione, collera). E poi ci sono altre strategie che possono avere un effetto benefico sulla nostra esperienza del dolore: le tecniche di respirazione e rilassamento, la psicoterapia, la terapia con la musica ed esercizi di visualizzazione.

In conclusione si può dire che l’esperienza del dolore sia esso fisico o emotivo ha sempre entrambe queste due componenti è una esperienza di stop, che ti impone di fermarci. Siamo come un treno, viaggiamo su due binari: binario mente e binario corpo. A volte nelle curve viaggiamo su un lato soltanto e altre volte bisogna accettare anche che ci sia uno scambio, un deragliamento e lasciarlo andare. Ecco a volte il dolore è il nostro scambio o il nostro deragliamento che ci fa fermare e dobbiamo trovare anche un senso per questo nostro fermaci, che ci faccia pensare e ci permetta di farci delle domande: Dove sono? E poi pensare: “bene, l’ho visto, l’ho sentito, l’ho accolto, lo sto sentendo ancora però è diverso dall’inizio, vediamo come si muove. Ormai si lo conosco questo dolore e quindi posso anche attraversarlo e se ci sosto per un po’ non mi fa niente, lo accetto è una parte di me e poi se vorrà posso anche  lasciarlo andare oppure tenerlo a bada con tutti i mezzi che ho a disposizione”.

“ A volte si ha proprio bisogno che il proprio corpo e la propria mente si abbandonino totalmente al proprio dolore e alla disperazione per sentirsi di nuovo più forti e più combattivi di prima”.

Dott.ssa Giuditta Zammarrelli

Psicologa – Psicoterapeuta iscritta all’albo professionale Sez. A N.4792 e all’albo degli Psicoterapeuti secondo l’art.3 Legge 56/89. presso L’Ordine degli Psicologi della Regione Campania.

giudittazammarrelli@tiscali.it