“Singolarità tecnologica”. Racconto brevissimo di Mauro R.

Aeroporto di Ginevra

Settembre 2012

 

L’Airbus A320 si avvicinava lentamente alla pista di decollo con i motori al minimo in attesa del segnale dalla torre di controllo per iniziare la fase di rullaggio. Le giovani hostess ben truccate in divisa nera completavano gli ultimi controlli di sicurezza assicurandosi soprattutto che i passeggeri avessero tutti la cintura ben allacciata e che gli schienali dei sedili fossero in posizione verticale.

L’aereo si arrestò sulla parte iniziale del corridoio asfaltato. Il capitano diede il segnale al personale di bordo di prepararsi al decollo mentre i motori del velivolo venivano portati al livello di potenza necessaria per consentire la partenza. Il rombo dei propulsori risuonava nello spazio bianco cilindrico della fusoliera dell’aereo. Quando i freni vennero rilasciati, la forte accelerazione incollò Adam allo schienale, l’aeromobile iniziò a correre sulla pista aumentando sempre di più la sua velocità. Adam Jason, da fisico esperto, calcolò la velocità necessaria perché un oggetto di quelle dimensioni e peso potesse decollare e stimò dovesse essere tra i 270 e i 290 km/h. La macchina volante staccò le ruote dal suolo e l’accelerazione negativa causò allo scienziato una lieve vertigine. Sentì il suono sordo che fece il carrello dell’aereo ritratto e stimò che in fase di salita la velocità dell’Airbus doveva aggirarsi intorno ai 460 km/h, velocità che aumentava man mano che l’aereo saliva ancora di quota. Seduto vicino al finestrino in prossimità dell’ala vide i flap dell’aeromobile ritrarsi poco alla volta e, a fasi di decollo e salita ultimate, l’aereo assunse una posizione orizzontale raggiungendo l’andatura di crociera prevista.

Pensò all’antico sogno dell’uomo di poter volare e alla sua voglia di avvicinarsi alle stelle che un tempo considerava esseri divini. Pensò ai disegni rupestri di figure umane con le ali, al mito di Icaro e a tutti i tentativi e le fasi principali che avevano portato l’essere umano a progettare macchine per poter conquistare i cieli e vincere la forza di gravità che, seppur da fisico sapeva essere la più debole delle 4 forze fondamentali che regolano l’universo conosciuto, condiziona così tanto ed è così importante per la vita degli esseri umani sulla terra. Pensò ai disegni di Leonardo da Vinci e al Flyer, l’aliante con un motore di 16 cavalli dei fratelli Wright, che nel 1903 riuscì a volare per 12 secondi a 40 metri d’altezza, e a tutte le innovazioni tecnologiche successive nel campo dell’ingegneria aeronautica che in poco più di 50 anni avevano permesso la realizzazione dei moderni aerei e di macchine capaci di andare addirittura nello spazio. Pensò allo sviluppo tecnologico esponenziale degli ultimi decenni che aveva consentito all’uomo di penetrare i segreti della materia e di costruire i grandi acceleratori di particelle come LHC, dove lui lavorava, ma anche all’uso sbagliato e terribile che l’essere umano fa troppo spesso della tecnologia.

Forse l’uomo è davvero un essere intermedio tra un animale e un dio – pensò lo scienziato – che tende incessantemente ora verso l’alto, ora verso il basso, così come Platone lo descrive nel Fedro con il mito del Carro e dell’Auriga. Immerso in questi pensieri, Adam, chiuse gli occhi e ancor prima che le assistenti di bordo arrivassero con il carrellino delle bibite e degli snack si addormentò con il capo reclinato sul poggiatesta del sedile, verso il lato del finestrino.

 

“La civiltà sta producendo macchine che si comportano come uomini e uomini che si comportano come macchine”.

Disse una voce proveniente dalla sua destra. Adam si girò di scatto, non aveva neanche notato l’anziano signore che aveva pronunciato quella frase e che sedeva sul primo sedile vicino al corridoio lasciando tra i due un posto vuoto.

“Come ha detto scusi? “ Gli si rivolse Adam.

“È una frase di Erich Fromm, lo conosce? Disse l’uomo.

L’anziano signore portava un abito scuro molto elegante con una cravatta regimental a linee oblique di due tonalità di blu adagiata su una camicia bianca e un fazzoletto azzurro chiaro che gli usciva dal taschino della giacca. Portava all’occhiello una piccola spilla a forma di fiore di colore viola, era distinto nell’aspetto, i capelli bianchi erano ben pettinati sulla fronte, aveva il naso leggermente aquilino e sul viso allungato risaltavano un paio di profondi occhi verdi.

Non diede il tempo ad Adam di rispondere alla domanda che riprese:

“Lei è uno scienziato, vero?”

“Sì, sono un fisico del CERN” Rispose Adam un po’ sorpreso.

“Ah, bene! –disse l’uomo – l’ho capito dal modo in cui guardava fuori dal finestrino in fase di decollo e dal fatto che ha guardato due volte il suo orologio. Stava calcolando la velocità, non è vero?”

Adam rimase un attimo sorpreso dall’arguzia del suo compagno di viaggio.

“Sì… è vero…  -disse il giovane – e lei invece di cosa si occupa Signor..?”

“Aichel – rispose l’anziano – Giovanni Aichel, piacere di conoscerla!”

Tese la mano ad Adam che la strinse pronunciando in risposta il suo nome e cognome.

“Io adesso mi occupo solo di pensare – disse l’uomo con tono tra il serio e l’ironico– e le assicuro che di questi tempi è un privilegio per pochi”.

Adam sorrise annuendo.

“Vede Dott. Jason – disse l’elegante signore- ci troviamo entrambi su questo aereo, che è una meraviglia della tecnologia, frutto dell’ingegno umano, una cosa straordinaria! Eppure –continuò l’anziano– al tempo stesso la cosa è molto inquietante. La nostra tecnologia ha superato già da un bel pezzo la nostra umanità e la scienza raccoglie conoscenza molto più velocemente di quanto la società non raccolga saggezza.

Se guarda alla storia della nostra specie, caro dottore, si renderà conto che la tecnologia si è evoluta in tre distinti stadi:

prima sono stati creati gli strumenti, che forniscono un vantaggio nella realizzazione di oggetti per il raggiungimento più efficace di un obiettivo; poi le macchine, che hanno sostituito lo sforzo fisico umano e hanno reso possibili cose che prima non lo erano. Macchine che l’uomo deve controllare perché funzionino correttamente, come ha fatto il pilota di questo aereo in fase di decollo; e infine il terzo e ultimo stadio che è l’automazione, e cioè l’utilizzo di una macchina che rimuove completamente anche la necessità del controllo umano sulle macchine stesse.

Come in questa fase del volo il pilota automatico che rende secondario il compito del pilota umano – si guardò intorno come a dare un esempio di ciò che stava dicendo-

E ciò vuol dire che l’elemento umano, man mano che la tecnologia avanza, diventa sempre meno importante, e forse un giorno non servirà più del tutto, come del resto è già in parte.

Ci stiamo avvicinando sempre di più, mio caro Professore – continuò Aichel -, a quella che qualcuno ha definito “singolarità tecnologica” nello sviluppo della nostra civiltà. E cioè a quel punto in cui il progresso tecnologico accelera molto oltre la capacità di comprensione e previsione degli esseri umani.

Questo progresso tecnologico segue un processo esponenziale, e non lineare, e ciò è una cosa terribile! Perché a tale sviluppo tecnologico non corrispondono una crescita e un’evoluzione emozionale dell’essere umano.

10.000 anni fa combattevamo con armi rudimentali, oggi con armi fantascientifiche, le armi si sono evolute, ma le emozioni umane no: la tendenza all’aggressività dell’uomo di oggi è la stessa di quella dell’uomo dei millenni passati, e questo piccolo dettaglio rischia di farci estinguere molto presto, visti gli strumenti oggi a disposizione al servizio dell’aggressività e dell’odio, sentimenti connaturati all’animo umano e, per quanto se ne dica, inestirpabili.

Siamo alle soglie di una nuova era in cui avverrà una fusione tra intelligenza umana e tecnologia, un passaggio dall’intelligenza biologica a una forma nuova di intelligenza ibrida biologica e tecnologica insieme…

Tutto ciò, caro dottore, secondo lei avvicina o allontana l’uomo e Dio?”

Un tonfo sordo fece sobbalzare Adam che si svegliò all’improvviso. Era il carrello dell’aereo rilasciato per l’imminente atterraggio. Aveva dormito per tutto il viaggio. A due sedili da lui non c’era nessuno. Aveva sognato tutto. Che strano… Pensò lo scienziato ancora intontito. Guardò fuori dal finestrino la terra avvicinarsi sempre di più. Il pilota fece un atterraggio perfetto e dopo un minuto circa la voce della hostess diede ai passeggeri il benvenuto a Praga.

 

Questo breve scritto è tratto da un romanzo inedito di Mauro Ruggiero