
Dal punto di vista evolutivo, non è affatto scontato che l’intelligenza sia un vantaggio!
In natura, un adattamento è vantaggioso solo se massimizza il successo riproduttivo e la sopravvivenza a lungo termine. Lungo termine! (non vuol dire qualche migliaio di anni). L’intelligenza logico-matematica ci ha permesso di colonizzare quasi ogni ecosistema terrestre e ci ha proiettato addirittura verso lo spazio. Ci ha permesso di rimodellare radicalmente l’ambiente, di accumulare conoscenza e sviluppare tecnologie avanzate.
In apparenza è il trionfo dell’Homo sapiens sapiens: la specie più numerosa, longeva e dominante del pianeta, capace di controllare animali, piante e clima.
Ma questa stessa capacità di progettare strumenti ha generato armi di distruzione di massa, cambiamenti climatici antropogenici e squilibri ecologici che ora minano le basi della nostra società ed esistenza.
Siamo l’unica specie in grado di autodistruggersi su scala planetaria con bombe atomiche e altre armi capaci di rendere invivibile il pianeta in poche ore.
Questa unicità non è un vanto, ma un monito: l’intelligenza che genera potere assoluto amplifica anche l’istinto di usarlo male, trasformando l’innovazione in apocalisse potenziale.
Ma, ancora peggio, l’egoismo e l’avidità (tratti tipici della nostra specie) sono l’esatto contrario dell’intelligenza autentica. Un cervello evoluto dovrebbe calcolare interdipendenze globali su tempi lunghi e larga scala, e non massimizzare il “mio” immediato a scapito del “nostro”, futuro.
Invece, saccheggiamo risorse per avidità individuale o di gruppi (Paesi, multinazionali…), ignorando che la sopravvivenza collettiva è l’ultima chiave evolutiva.
L’egoismo è solo miopia travestita da furbizia: il fallimento cognitivo per eccellenza. Questa combinazione letale: potere più egoismo riduce il nostro presunto “vantaggio” evolutivo a una scommessa esistenziale aperta. L’evoluzione non giudica: testa e, soprattutto, seleziona!



