

Nato a Vallo della Lucania, nel cuore del Cilento, Augusto Lenza è un pittore che sfida le convenzioni del mondo dell’arte contemporanea. Totalmente (o quasi) disinteressato al circuito delle mostre e degli eventi artistici, la sua opera ha lasciato comunque tracce significative in diversi appuntamenti espositivi, come a Firenze nel 2006, alla Fondazione Alario di Ascea nel 2023, a Benevento negli anni ’90 e più volte nella sua Vallo della Lucania e nel Cilento.
Come Carl Gustav Jung, che dedicò anni alla costruzione della sua “torre” a Bollingen, come rifugio per l’anima e la creatività, Lenza ha realizzato nel corso di decenni un progetto architettonico e artistico unico, noto come “Il Ghetto”. Si tratta di un edificio di due piani a pochi metri dalla Cattedrale di Vallo della Lucania. Lenza l’ha acquistato e restaurato nel corso degli anni con maestria, recuperando pezzi unici, ferro battuto dai rifiuti, marmi e materiali di pregio scartati. Questo spazio polifunzionale è una sala espositiva, luogo per incontri pubblici, biblioteca, sala musica… e si sviluppa a partire dal cuore dell’edificio non restaurato “l’utero”– dove vivevano i nonni – che è lo studio dove dipinge: un sancta sanctorum di memoria e ispirazione.

Le passioni di Lenza delineano un intellettuale poliedrico e rinascimentale, che ama sperimentare e mettersi continuamente in gioco, in armonia con natura e cultura. Da giovane acquistò un piccolo bosco su un ruscello, rifugio dove ascolta “musica classica: ossia il canto degli uccelli, il fruscio del fiume, il ritmo del picchio, lo stormire delle foglie” (cit.). Coltiva un orto personale, sintetizzando la sua filosofia: “Perché ad una certa età ci vogliono solo due cose: un orto da coltivare e un libro da leggere” (cit.). I suoi scrittori prediletti sono: Stefano D’Arrigo per il barocco lirico, André Breton per il surrealismo visionario, Paul Valéry per l’erudizione poetica e Giorgio Manganelli per lo sperimentalismo labirintico. Queste letture infondono alla sua opera un’eco letteraria profonda, che si riflette nei simboli onirici e, a volte, provocatori delle sue tele.

Autore colto, Lenza ha scritto un libro sul pittore vallese Giannino Fatigati e ne sta completando un altro sul maestro, recentemente scomparso, Giuseppe Di Motta. Attualmente è impegnato anche nel promuovere libri di autori cilentani. Appassionato di jazz e progressive music, suona vari strumenti e ha fondato, circa vent’anni fa con amici ambientalisti, l’associazione “Ardicola”, promuovendo interventi su tematiche ecologiche (alcuni reperibili acnhe su YouTube). Negli anni ’70 fu tra i promotori dell’associazione radicale di Vallo e contribuì a fondare l’Associazione Astrofili Cilentani. Dal 1993 al 1997, come assessore alla cultura del Comune di Vallo della Lucania, ha organizzato mostre di pittura, concerti jazz e altri eventi culturali. Con il “Gruppo interno uno”, con cui è attivo dalla fine degli anni ’70, ha organizzato le Feste della primavera e diverse giornate ambientaliste. Inoltre è un grande appassionato di scacchi e colleziona scacchiere d’autore.

Dopo una stasi creativa di circa 15 anni, Lenza ha ripreso il pennello, attingendo a maestri pittorici come Francis Bacon, Balthus, Kandinsky e Afro Basaldella. Lo stile pittorico di Augusto Lenza nasce da una tensione doppia: da un lato la figurazione “ferita” e psicologica, dall’altro una spinta a far deragliare l’immagine verso il simbolo e l’allusione. Nei suoi dipinti si avverte un’energia nervosa, spesso inquieta, che non cerca la bella forma ma un’urgenza espressiva che serve a mettere in scena un conflitto interiore. I riferimenti che lui stesso indica aiutano a leggere la grammatica del suo lavoro. Da Bacon arriva la pressione emotiva sulla carne e sulla presenza, da Balthus una certa ambiguità sospesa e teatrale, da Kandinsky la fiducia nel potere autonomo dei segni, e da Afro Basaldella una gestualità materica che può scivolare in vibrazioni liriche o in attriti ruvidi. Il risultato non è una somma di citazioni, ma un lessico personale che alterna controllo e scarto, costruzione e istinto.
In un’epoca di iperproduzione e autopromozione, Augusto Lenza incarna una ribellione autentica. Dal suo “Ghetto” e dal bosco cilentano, tesse arte, natura, musica, letteratura ed ecologia in un’esistenza coerentemente non conforme.




