
Il 21 maggio 2026, nella storica cornice della Biblioteca di Edoardo VII dell’Hotel Nové Lázně di Mariánské Lázně, si è compiuto un atto di giustizia culturale atteso da decenni: il ritorno ufficiale sulla scena artistica europea di Vlastimil Košvanec, uno dei più versatili e brillanti pittori cechi del primo Novecento, cancellato dalla memoria collettiva per ragioni politiche e ideologiche. L’occasione è stata la presentazione della monumentale monografia Il pittore sepolto dalla storia (Plaček Pet Products s.r.o, 2026), un volume di quattrocento pagine in tre lingue che restituisce finalmente dignità, volto e voce a un artista totale, capace di attraversare generi, stili e linguaggi con una libertà creativa rara.

L’evento, organizzato sotto il Patrocinio del Ministero della Cultura della Repubblica Ceca, ha riunito personalità di primo piano del mondo istituzionale e culturale. Tra i presenti figuravano Adam Gody Kocián, Viceministro della Cultura, Karel Beran, membro del Parlamento e Ambasciatore della Missione Permanente della Repubblica Ceca presso l’ONU a Ginevra, e Hynek Kmoníček, diplomatico, ambasciatore e consigliere del Primo Ministro per la sicurezza nazionale, che ha condotto la serata. Accanto a loro, un pubblico di intellettuali, studiosi, artisti e rappresentanti della comunità italo-ceca, riuniti per celebrare un ritorno che ha il sapore della riparazione storica.

Al centro della scena, l’uomo che ha reso possibile questa rinascita: Giuseppe Franzoni, esperto d’arte, già presidente del Museo Martinengo Villagana di Brescia e scopritore moderno di Košvanec. La sua storia è ormai parte integrante della leggenda del pittore. Tutto comincia negli anni ’90, davanti alla vetrina di un antiquario parigino. Franzoni nota un dipinto anonimo, firmato da un artista sconosciuto. Quel nome, Vlastimil Košvanec, lo colpisce come un enigma. Da quel momento, inizia una ricerca durata trentacinque anni, condotta tra archivi, biblioteche, collezioni private, testimonianze e viaggi in tutta Europa. Una missione che ha permesso di recuperare opere disperse, ricostruire una biografia frammentata e riportare alla luce un talento che rischiava di dissolversi “come una goccia d’acquerello in un fiume”, come ha ricordato lo stesso Franzoni.

Sollecitato dalle domande dell’ambasciatore Kmoníček, Franzoni ha ripercorso le tappe di questa avventura intellettuale e umana, rivelando la complessità di un artista che non fu affatto marginale nel suo tempo. Košvanec, infatti, fu uno degli studenti più brillanti dell’Accademia di Belle Arti di Praga, allievo di maestri come Vlaho Bukovac e Vojtěch Hynais, vincitore di premi prestigiosi e di una borsa di studio della Fondazione Hlávka. Dotato di una solida formazione scientifica — aveva studiato matematica e fisica all’Università Carolina — possedeva un tratto sicuro, una straordinaria capacità di modellare il corpo umano e una versatilità stilistica che gli consentiva di passare con naturalezza da un linguaggio all’altro. Ritrattista ricercatissimo nella Praga tra le due guerre, autore di composizioni figurative, ex-libris, illustrazioni e caricature pungenti, Košvanec era un intellettuale curioso del mondo, capace di reinterpretare Gauguin, Rubens, Degas e Toulouse-Lautrec senza mai cadere nell’imitazione.

Il suo legame con il Panismo dannunziano, evocato durante la serata dal professor Mino Colosio, coautore della monografia, emerge come una chiave interpretativa fondamentale. Il motto del pittore, “La vita è gioia”, campeggia come filo conduttore dell’intero volume e dell’evento stesso: un inno alla vitalità che contrasta con la drammaticità della sua parabola esistenziale. Perché Košvanec, artista celebrato e ritrattista dell’élite — tra i suoi modelli figurava anche il presidente Edvard Beneš — fu travolto dagli eventi storici. Durante il Protettorato nazista, una sua caricatura satirica gli costò cara. Nel dopoguerra, in un clima di sospetto e vendetta politica, venne ingiustamente accusato di collaborazionismo. Seguono anni di emarginazione, povertà, carcere e ricovero in ospedale psichiatrico. Morì nel 1961, dimenticato, sepolto non solo dalla terra ma dalla storia.

La monografia presentata a Mariánské Lázně — frutto del lavoro congiunto di Franzoni, Colosio e del pittore accademico Charlie, autore della presentazione critica — è dunque molto più di un libro. È un atto di restituzione, un risarcimento morale, un ponte tra Italia e Boemia. Il volume raccoglie centinaia di opere, fotografie d’epoca, documenti inediti, caricature, illustrazioni e locandine cinematografiche, offrendo per la prima volta una visione completa della produzione di Košvanec. Come ha sottolineato Franzoni, “con la scomparsa di questo genio non se ne sono andate una sola persona, ma quattro: un pittore, un poeta, un politico e uno scienziato”.

Il successo dell’iniziativa è stato reso possibile anche grazie alla sinergia tra istituzioni e privati, in particolare alla Camera di Commercio e Cultura Italo-Ceca di Milano e al lavoro impeccabile di Hana Da Ros, che ha curato l’organizzazione dell’evento con precisione e sensibilità. La serata si è conclusa con un intervento poetico di Charlie, che ha dichiarato: “Da questa notte nel cielo della Boemia ci sarà una nuova stella. Dopo ottant’anni ritorna a risplendere la luce di Vlastimil Košvanec”.




