ItalianPoint of view

Filologia politica. Governare a parole. “Il lavoro rende liberi”.

Uno strumento per orientarsi nel grande spread che c’è tra le forme e i contenuti dei messaggi politici.

Premetto di non essere iscritto al Movimento Cinque Stelle.
Premetto di non aver mai votato il Movimento Cinque Stelle.
Premetto di non avere intenzione di votare il Movimento Cinque Stelle.

E fin qui moltissimi dei giornalisti italiani (di ogni testata) che hanno scritto invettive contro il post “Se questo è un paese” di Beppe Grillo, potrebbero dire lo stesso.

Premetto di avere qualche nozione sparsa di letteratura.

E già qui non metterei la mano sul fuoco per moltissime delle firme che hanno tuonato in favore del grido “profanazione criminale” di Renzo Gattegna (presidente dell’Unione Comunità Ebraiche): “manifestazione di ignoranza” (Pierluigi Battista, Corriere della Sera), “sfregio ai valori condivisi su cui si regge la nostra democrazia“ (Gad Lerner, La Repubblica), “pessimo gusto” (Mattia Feltri, La Stampa) e “un indegna provocazione” (sempre La Stampa e proprio così, senza apostrofo: quasi a voler provocare a sua volta l’ortografia, che però non aveva fatto nulla di male a nessuno). Sul sito de “Il giornale” non c’è nessuna traccia dell’accaduto: Sallusti e compagnia hanno appena scoperto che Levi non è quello dei jeans e sembra che proprio in queste ore siano presissimi nel capire da che parte si apra il manuale delle superiori che anni fa sequestrarono al figlio della Santanchè, convinti che potesse morderlo.

Premetto di non avere padroni, editori, capiredattori, linee da seguire.

Eh già: questa premessa cade un po’ nel vuoto, perché comporta onestà intellettuale e libertà di pensiero.
E a proposito di libertà, citerei queste righe tratte da La Repubblica:

A puntare il dito è anche ‘Libertà e Giustizia’: Nessuno – dice l’associazione presieduta da Gustavo Zagrebelsky e Sandra Bonsanti –  può permettersi di ‘rivisitare’ Primo Levi. Nessuno può permettersi di rivisitare Auschwitz e la Shoah. Nessuno può permettersi di adoperare la più grande tragedia del ‘900 e lo sterminio di milioni di esseri umani per i propri fini elettorali. A meno che Grillo non voglia sfruttare l’antisemitismo crescente in Europa e la propaganda della destra neofascista per caratterizzare la sua campagna elettorale razziale. Beppe Grillo e gli attivisti del Movimento 5 Stelle chiariscano i motivi e gli scopi di questa oscena dissacrazione”.

Questa dichiarazione è Illiberale e Ingiusta: ne va di un principio cardine delle nostre democrazie (per stare ai toni di Lerner): “Non sono d’accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee”.

1)     Nessuno può permettersi di ‘rivisitare’ Primo Levi.

“Rivisitare” è un termine così generico da non dire nulla. E nel campo della letteratura vietare di “citare” e “rielaborare” (se è questo che intendevano i magistrati) è semplicemente anticostituzionale. La tradizione letteraria è infatti un continuo dialogo tra ciò che è stato scritto e ciò che di nuovo si vuol scrivere (per poi scoprire che non c’è niente di nuovo da dire: “libri parlano sempre di altri libri e ogni storia racconta una storia già raccontata”, Umberto Eco).

Viene da pensare che ci sia una forzatura. Persone così colte sanno benissimo che il termine corretto per questo contesto è “travisare”; ma non possono usarlo, perché di fatto Grillo non ha travisato Levi: l’ha applicato a quelli che lui considera essere i grandi mali della nostra società, ovvero lobbies, disinformazione, corruzione.

2)     Nessuno può permettersi di rivisitare Auschwitz e la Shoah.

Migliaia di persone rivisitano Auschwitz ogni anno, è qualcosa di estremamente educativo e formativo. Forse “rivisitare” non è proprio il termine corretto.

Viene da pensare che ci sia una forzatura. Persone così colte sanno benissimo che il termine corretto per questo contesto è “negare”; ma non possono usarlo, perché di fatto Grillo non ha negato né Auschwitz né la Shoah.

3)     Nessuno può permettersi di adoperare la più grande tragedia del ‘900 e lo sterminio di milioni di esseri umani per i propri fini elettorali.

 “Nessuno” è un termine assoluto e vale per tutti, anche per Renzo Gattegna , Pierluigi Battista, Gad Lerner e compagnia, che a loro volta stanno tirando acqua al proprio mulino.

4)     A meno che Grillo non voglia sfruttare l’antisemitismo crescente in Europa e la propaganda della destra neofascista per caratterizzare la sua campagna elettorale razziale. 

E questa è la forzatura più grande e, se vogliamo, grossolana. Il post non nega in nessuna sua riga l’olocausto, né lo irride, né sfrutta qualsivoglia ondata di antisemitismo: far passare questa idea è sleale e scorretto. Ciò che Grillo ha fatto è prendere una poesia che denuncia un male immenso, per denunciare mali altrettanto immensi, basta leggere con obiettività per rendersene conto: http://www.beppegrillo.it/2014/04/se_questo_e_un_paese.html

Per non ammettere che la nostra televisione sia colma “di mafiosi e piduisti”, che nel nostro paese “c’è chi lotta per mezzo pane e chi può evadere centinaia di milioni, di gente che muore per un taglio ai suoi diritti civili, alla sanità, al lavoro, alla casa” , che l’Italia è stata “consegnato da vent’anni a Dell’Utri e a Berlusconi”, si preferisce polemizzare sul nulla.
Si preferisce strumentalizzare.
Per un perbenismo interessato, una dignità fatta di vuoto.
Ebbene sì, sto “rivisitando”.
E si può fare.
Si può fare, perché serve per denunciare.
Denunciare che è anche per queste distorsioni che “la mia generazione ormai non crede”, che sta soffrendo un male forse diverso, forse meno tragico, ma senz’altro subdolo: vivere in una Repubblica fondata sul lavoro, senza poter mai dire che il lavoro rende liberi, perché il lavoro non c’è più.

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