Si è conclusa in Repubblica Ceca l’ultima edizione del MittelCinemaFest 2020, Festival del nuovo cinema italiano.
La rassegna di quest’anno ha proposto una selezione di film drammatici, documentari e commedie di registi conosciuti e giovani autori emergenti, offrendo uno spaccato della produzione cinematografica italiana più recente.
La kermesse si è aperta con Lacci. Daniele Luchetti è uno dei registi italiani più bravi nel dirigere gli attori, ma nel film Alba Rohrwacher si limita a fare Alba Rohrwacher e Lo Cascio è monocorde. Notevoli Adriano Giannini e Giovanna Mezzogiorno e la coppia Laura Morante-Silvio Orlando, che restano però comunque troppo uguali a sé stessi. A mio avviso la narrazione non riesce a reggere il peso emotivo del dramma familiare e ad assumere caratteri “universali”. Il film mi è sembrato in fondo pervaso da un certo provincialismo.
Cosa sarà di Francesco Bruni cattura poco a poco: dopo i primi 40 minuti in cui stenta a ingranare parte con
Uno degli errori de I Predatori di Pietro Castellitto (premiato a Venezia come Migliore sceneggiatura nella
Neanche i “colpi di scena” o il classico clip musicale a metà film riescono renderlo meno prolisso.
Il cast, che dovrebbe essere ottimo grazie anche alla coppia strehleriana/ronconiana Massimo Popolizio – Manuela Mandracchia risulta invece troppo sopra le righe (si veda la scena del compleanno della nonna).
Le interpretazioni migliori, per contro, sono quelle di Marzia Ubaldi, Liliana Fiorelli e Giulia Petrini, proprio perché rinunciano agli istrionismi per lasciar trapelare un dolore autentico e una maggiore riconoscibilità umana.
Degno di nota solo il finale, negli ultimi 10 minuti.
Figli, di Giuseppe Bonito, è la classica amabile commedia italiana di questi anni, con la coppia Cortellesi – Mastandrea, sinonimo di sicurezza e vitalità comica. Godibile, girato con spunti anche interessanti nella narrazione, nonostante la voce narrante in terza persona abbia un che di già visto.
Un film intelligente, che si muove tra la commedia e il dramma esistenziale, spingendo i toni oltre il cinismo, oltre il realismo, oltre il sarcasmo, usando le leve sottili del paradosso e del surreale. Con un ottimo cast di coprotagonisti, come Paolo Calabresi, Stefano Fresi, Valerio Aprea.
Favolacce (Orso d’argento alla Berlinale 2020 per la migliore sceneggiatura) merita un discorso a parte. È per
Una componente interessante del programma sono stati due documentari, totalmente diversi tra loro.
Maledetto Modigliani di Valeria Parisi risulta invece più un documentario di creazione, molto intenso, ben girato e montato, che segue i nuovi canoni del genere, dove la
Quasi un docufilm, dove la voce narrante è quella di Jeanne Hébuterne, l’ultima amante di Modigliani. È proprio grazie a lei, qui impersonata da un’attrice, che riviviamo i principali eventi che hanno caratterizzato la breve esistenza dell’artista, addentrandoci nelle sue vicende travagliate, scoprendone passioni, affanni e desideri. Un film in distribuzione e ancora visibile, per chi volesse, su https://aerovod.cz/.
Un film sulla vita, i conflitti, i ricordi, ma asciutto nella sua poca emozionalità, soffocato dai meccanismi della narrazione. I personaggi sono quasi attori-fantasmi, come i disadattati dei Giganti delle Montagna, per rimandare a Luigi Pirandello, conterraneo della regista. Un film per certi versi fastidioso nell’ossequiosa e traboccante descrizione dei dettagli, anche i più crudi, che rimangono immotivati e dove per necessità tutti gli elementi sono immessi o ricordati velocemente, mentre avrebbero avuto bisogno di maggiore approfondimento e a teatro sarebbero stati forse discussi maggiormente consentendo di delineare meglio i profili psicologici delle sorelle.
La parte migliore del film alla fine rimane quella della loro giovinezza spensierata, nonostante la povertà e lo squallore, la parte in cui il film è più vero e naturale.
A concludere il festival altre due pellicole pluripremiate: La dea fortuna di Ferzan Ozpetek (David di Donatello
Padre nostro è forse una delle sorprese più positive della rassegna, un film che racconta una storia difficile, drammatica di magistrati ed attentati, durante gli anni di piombo ma attraverso gli occhi di un bambino e del suo alter ego ed amico adolescente (immaginario o reale che sia). Entrambi sono la chiave vincente del film, che pesca nelle emozioni dei ricordi personali mettendo in scena angosce e desideri, ma anche gli spettri di un rimosso che interessa tanto il regista quanto parte degli spettatori. Esperienza privata come sineddoche di quella vissuta dall’intera nazione in cui gesti e paure di una famiglia colpita in prima persona dall’odio e dalla ferocia di quegli anni diventano lo specchio di una guerra dichiarata allo Stato e ai suoi più impavidi difensori.
Riassumendo, Il MittelCinemFest 2020 ha colto nel segno, mettendo al centro il tema della famiglia, quella di ieri e di oggi, nelle sue mille sfaccettature. Un festival che ogni anno si supera in termini qualitativi, e che in questa edizione è stato particolarmente interessante, dando spunto a opinioni, discussioni e pensieri diversi. Complimenti.
Emanuele Ruggiero
